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FOTO-NOTIZIARIO
- numero 8 - 8 marzo 2005 LA
SOLUZIONE ITALIANA ALLA RIPRESA IN STUDIO di
Massimo Tosello |
| La Silvestri, l'unica casa italiana
ancora attiva nella produzione di banchi ottici, sta riscuotendo
successi con la sua nuova S5 micron, un apparecchio di
grande qualità e raffinatezza meccanica progettato
appositamente per i dorsi digitali |
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L’avevamo vista per la prima volta a Colonia in occasione dell’ultima edizione della Photokina e a presentarcela era stato lo stesso Vincenzo Silvestri che, con la sua simpatia, ce ne aveva illustrato le prerogative. Stiamo parlando della S5 Micron, un banco ottico realizzato appositamente per l’impiego di dorsi digitali, nato sulle idee e per mano di una persona che prima ancora di essere un imprenditore è un fotografo professionista. La precisazione ci sembra indispensabile soprattutto per dar conto di un progetto che, nonostante ricalchi lo schema tipico del banco ottico classico, prende vita partendo dalle esigenze reali della ripresa in studio piuttosto che da un concetto formale e quasi accademico. La S5 Micron a nostro avviso però non é solo una fotocamera a corpi mobili facile ed estremamente duttile, ma anche un esercizio di stile non comune in cui appaiono evidenti un artigianato meccanico e una ricerca estetica di alto livello che non temono confronti di sorta. Il silicio é stato senza alcun dubbio foriero di molte novità tecnologiche e ha modificato drasticamente il workflow, ma con ciò non si deve pensare che il modo di fare fotografie sia scambiato più di
tanto. |
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I tempi, i diaframmi,
la sensibilità e molti altri dettagli (vedi il controllo
della prospettiva e della profondità di campo con
il cosiddetto pareggiamento dei piani di nitidezza) sono
rimasti quelli di sempre. A conti fatti è cambiato
solo il supporto sensibile, il rapporto tra silicio e l’argento
può infatti essere considerato equivalente a quello
stabilito dal collodio umido al tempo dei dagherrotipi. Uscendo
da un’analisi generica e andando più nello specifico
c’è comunque un dato che non può essere
trascurato ed é quello delle dimensioni dei sensori
elettronici impiegati sulle consumer e prosumer, sulle reflex
e sui dorsi, per così dire, di medio formato. Solo
in casi sporadici questi ripropongono gli stessi formati
analogici e di conseguenza i margini d’errore e i giochi
meccanici della struttura che li circonda, ovvero la fotocamera,
devono essere proporzionalmente inferiori. Per avere un’idea
della maggiore precisione necessaria in un banco basta confrontare
i formati delle pellicole piane (dai 10x12 ai 20x25 centimetri)
con quello del sensore più grande e più diffuso
attualmente (37x49 millimetri). |
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Questo dettaglio
per nulla secondario ha portato in un arco di tempo molto
breve, all’abbandono dei banchi ottici da parte di
una moltitudine di professionisti poiché ri-sultavano
inadeguati per quanto compatibili con i dorsi digitali. È sembrato
quasi che il concetto stesso di banco ottico fosse sinonimo
di obsoleto quando invece lo erano solo gli apparecchi in
dotazione agli studi, come pure le ottiche che, oltre a non
essere studiate per l’impiego con i sensori, per effetto
della differenza dei formati diventavano dei teleobiettivi.
Attualmente si sta osservando nel complesso una sorta di
marcia indietro sia da parte dei fotografi che da parte delle
grandi case che per l’occasione stanno riproponendo
i banchi sotto una forma leggermente diversa e più all’altezza
delle nuove esigenze.
I modelli ideati specificatamente per
il digitale, pur non potendo competere numericamente con
il passato, permettono comunque una scelta discreta e tra
tutti il banco Silvestri S5 Micron spicca a colpo d’occhio.
Se ne sono resi facilmente conto i professionisti che hanno
provato questo apparecchio, un banco “digitale” nato
da un lungo e accurato lavoro di progettazione, che va a
completare l’offerta dell’unica casa italiana
produttrice di fotocamere professionali.
La caratteristica
principale della S5 Micron è la precisione assoluta
nei movimenti micrometrici di accomodamento, ampi, ergonomici
e con giochi meccanici talmente ridotti da essere inavvertibili. |
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A differenza di
altri apparecchi molta attenzione è stata rivolta
anche alla struttura nel suo complesso, robusta, compatta
e quasi monolitica (330x210x210 mm per 4 Kg di peso), che
garantisce la stabilità indispensabile in quelle
riprese che nascono per sovrapposizione di più scatti
successivi. Completamente in metallo, la S5 è realizzata
con materiali di alta qualità, è dedicata
ai dorsi di ultima generazione, ma può lavorare
anche con quelli tradizionali (6x7 e 6x9) sfruttando molti
degli accessori Silvestri fino a oggi prodotti.
I decentramenti diretti verticali e orizzontali
sia sulla standarta anteriore che posteriore presentano
un’escursione
di 60 millimetri (30+30) mentre per i basculaggi l’angolo
di rotazione é di 15 gradi in ogni direzione. La
distanza massima tra le standarte di 200 millimetri permette
di impiegare anche piccoli tele a distanza ravvicinata
mentre quella minima è addirittura
di 0 millimetri congiuntamente al soffietto floscio consente
di scattare senza problemi foto d’architettura con
le nuove serie di supergrandangoli digitali della Schneider
o della Rodenstock. Per i dorsi per pellicole é stato
mantenuto il diffuso attacco Graflock e per quelli digitali
volendo è possibile disporre opzionalmente di quello
a scamottaggio rapido. Per finire gli obiettivi possono
essere dotati sia di otturatore meccanico che di quello
elettronico che può essere controllato con una centralina di
pilotaggio che consente anche di fotografare con il sistema
microstep. |
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