VILLA BARDINI, FIRENZE 7 FEBBRAIO - 7 MARZO 2025
Abbiamo incontrato il fotografo d’arte e architetto Marcello Fara in occasione dell’inaugurazione della sua mostra “Forme della natura” tenuta presso gli spazi espositivi di Villa Bardini a Firenze, in cui è stata presentata una selezione di immagini fotografiche, sul tema del paesaggio marino. Tutte realizzate con il processo Fine Art Museum. Nelle settimane successive, in occasione di un incontro presso il nostro laboratorio di Firenze, ci ha raccontato il suo approccio di fotografo d’arte sul paesaggio.
“La decisione di utilizzare la fotocamera a banco ottico Flexicam X in abbinamento con un corpo macchina digitale di tipo mirrorless, mi ha consentito di intervenire nella correzione di tutte le linee compositive, siano esse orizzontali che strutturano fortemente la visione. Tutte le immagini presentate in mostra, sono caratterizzate dai seguenti quattro elementi che concorrono a comporre l’insieme: il primo riguarda la linea, che geometricamente mette insieme tutti gli elementi compositivi del paesaggio; il secondo concerne le campiture di colore, mentre il terzo le quinte disegnate, come fossero un segno grafico, e infine, il quarto punto è rappresentato dal Bokeh o fuori fuoco”.
“Una domanda mi è stata posta in occasione di un incontro che ho tenuto con fotografi del paesaggio, sul perché utilizzo la fotocamera a banco ottico Flexicam X in combinazione con un corpo digitale, quando potrei utilizzare la sola fotocamera digitale mirrorless, per avere più agilità negli spostamenti, al fine di rielaborare il tutto in post produzione. La risposta sta nei contenuti che vuoi comunicare con l’immagine e la finalità a cui è destinata la stessa. Questa mostra non è stata pensata per una rivista di settore che rivolge il suo interesse al paesaggio. Queste, sono invece immagini destinate alle esposizioni d’arte e all’editoria d’arte. Mentre il reportage paesaggistico per una rivista documenta e coglie il dato oggettivo agendo sulle emozioni comunicate dalle luci, dai colori e dalle atmosfere, la fotografia d’arte, invece, parte dal dato oggettivo per poi rielaborare i contenuti dello stesso dato di partenza, operando delle sintesi e delle astrazioni, ovvero un’accurata selezione degli elementi rappresentati dal dato oggettivo iniziale. L’astrazione, a mio avviso, altro non è un processo di scomposizione dell’immagine nelle sue parti, per arrivare alla più profonda elaborazione formale della stessa”.
“Per poter organizzare un progetto, che ha delle finalità artistiche da perseguire, è necessario dotarsi di strumenti da ripresa che sono stati appositamente progettati e predisposti per questo compito. Pertanto, l’utilizzo del corpo a banco ottico Flexicam X, per il digitale, mi dava la possibilità di costruire gli elementi della ricerca, che, come detto sopra, sono: controllo e correzione delle linee geometriche, restituzione del colore, lavorare sulla nitidezza delle quinte intervenendo sul basculaggio e controllando il fuoco selettivo sugli elementi. Tutto questo l’ho potuto fare in contemporanea al momento della ripresa, senza dover far uso di software per la fotografia in post produzione. Così come lo è stata la fotografia prima del digitale, io prediligo definire tutti gli aspetti dell’immagine in sede di ripresa. Nella post produzione, fisso i parametri di ripresa per la stampa di quell’immagine, lavoro attentamente sulla messa a cromia, sul bilanciamento dei contrasti, e sull’inserimento del profilo colore, in relazione al tipo di carta utilizzata, e al plotter di stampa. Infine, la fotografia, per come la intendo io, ha bisogno di idee e ispirazioni che principalmente si compiono durante l’atto stesso dello scatto”.
Marcello Fara
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